Il tipico procrastinatore
August 24th, 2006
Ebbene sì! Ci sono cascato pure io
! E dire che dopo aver letto di questo argomento, mi ero riproposto di scriverne subito sul blog…. è allucinante!
Dunque, partiamo dal principio: qualche settimana fa ho letto questo articolo sulla procrastination, che spiega dettagliatamente questa anomalia nella personalità (traduco liberamente dall’inglese):
La procrastinazione è un comportamento psicologico che si manifesta con un certo grado in tutti gli individui. Per alcuni può essere un problema marginale; per altri è la sorgente di una quantità considerevole di stress ed ansietà.
La procrastinazione è legata vagamente alla gestione del tempo, che è il motivo perché le programmazioni molto precise e dettagliate, solitamente sono inutili. (I procrastinatori spesso sanno esattamente cosa dovrebbero star facendo, anche se non ci riescono).
La caratteristica principale si sviluppa più o meno così:
- Si parte dall’ottimismo del procrastinatore di poter concludere un progetto sotto la richiesta di tempi stretti, solitamente accompagnato da espressioni di auto incoraggiamento che tutto sia sotto controllo (per cui non c’è nessuna fretta nell’incominciare)
- In un punto non meglio specificato vicino alla data di consegna del progetto, si attraversa una linea immaginaria che stabilisce il momento dell’inizio, per cui si è inevitabilmente in ritardo: “non c’è più tempo”, “ho perso il controllo”
- Il buttarsi a capofitto sul progetto e l’ottenimento di grandi risultati in poco tempo induce a convincersi che si lavori bene solo sotto pressione. Al contrario la necessità si sostiuisce all’opzionalità e quindi si perde la propria libertà di azione
- Una volta portato a compimento il progetto, appena in tempo, magari concluso alla bene e meglio, si riesce ad ottenere un riconoscimento decente. Questo induce un rinforzo al circolo vizioso, poiché ci si convince che, dopotutto, si è fatto un lavoro soddisfacente
- In alcuni casi, si riceve un riscontro positivo anche quando si è in ritardo, il che aggrava ulteriormente la situazione
Altre complicanze del lasciarsi sopraffare dalla procrastinazione:
- Sensazione di continua occupazione e mancanza di tempo: si rinuncia a fare parecchie cose, poiché si è convinti di non avere modo di farle
- Vittimismo: sensazione di complotti nel proprio ambiente; inconcepibilità della difficoltà di raggiungere gli standard di produzione; etc
- Mancanza di stima in se stessi: ci si convince di non essere in grado di portare a termine quello che si comincia o di non essere in grado di raggiungere certi livelli
- Creazione di facili scuse: se si è sempre occupati, il circolo vizioso implica che ci si convinca che non si può dare più di quello che si sta dando e quindi è più facile rinunciare a responsabilità maggiori, innescando di fatto il circolo vizioso
- Varie ed eventuali…
L’articolo prosegue con un’analisi approfondita delle ragioni e delle casistiche, ma non mi dilungherei, indico solo le ragioni (sbagliate!) per cui si possa innescare la condizione di procrastinatore:
- Il problema o progetto è troppo difficile da affrontare: tendiamo naturalmente ad evitare i problemi troppo difficili
- Il progetto richiede tempi lunghi e periodi di concentrazione prolungati, che inevitabilmente finiscono per essere notti, weekend, etc
- Mancanza di documentazione o conoscenze/capacità, per cui si perde tempo a documentarsi e prepararsi ulteriormente invece di buttarsi a capofitto sulla materia
- Paure di non riuscire: buttare via il tempo, diventare lo zimbello del proprio gruppo di lavoro, etc
A questo punto non andrei oltre nell’approfondimento. Preferisco riportare le ragioni a cui il superamento di questa situazione porterebbe:
- Aumento della stima in se stessi
- Diminuzione dello stress e dei periodi stressanti
- Controllo sulla propria vita e liberazione dalle proprie paure
- Miglioramento della propria produttività e quindi posizione (sociale)
Ed infine: le regole maestre per risolvere questo problema:
- 1. Convinciti che stai rimandando qualcosa senza che ce ne sia il bisogno
- 2. Annota una lista realistica delle reali ragioni che ti rallentano
- 3. Verifica le ragioni reali e superale. Sii convinto
- 4. Inizia sto benedetto progetto!
Ricordo che, per chi vuole approfondire, c’è l’articolo completo.
In ogni caso da oggi in poi non voglio più sentire frasi del tipo:
Ed infine elenchiamo i trucchi che ci possono cambiare il modo di vedere le situazioni procrastinabili:
- Convinciti che questo progetto non sia più difficile di altri (che hai già realizzato)
- Pianifica le cose di 5 minuti in 5 minuti: potresti ritrovarti a completare una grossa parte del progetto con il solo dirti: faccio 5 minuti e poi stacco. L’importante è cominciare!
- Avverti gli altri che stai per finire (così non ti puoi mettere scuse da solo)
- Trova un ambiente predisposto per lavorare bene (con poche distrazioni, più adatto alla situazione…)
- Imponiti una lista di priorità e procedi un punto alla volta, così ti ritroverai meno pressato, se completi almeno il punto più importante
- Accetta le imperfezioni, a vantaggio del lavoro d’insieme e della velocità di esecuzione. Eventualmente torna indietro se ti accorgi che l’errore è evidente, senza cercare il perfezionismo
Ora che l’elenco è terminato devo dire un mio commento personale: prima di tutto molte delle condizioni citate spesso sono coincidenze o semplici “giochini” che si fanno tra sè e sè.
Dirsi: lavoro bene solo sotto pressione non è quasi mai vero, ma d’altro canto, quando lo si è, aiuta molto (un po’ come la caffeina quando si ha sonno – sarebbe meglio andare a letto, ma si beve un po’ di rigenerante
).
Il fatto di non avere mai tempo può essere interpretabile, ma ci sono spesso dei dati di fatto: se non ci si riposa per almeno 7 ore a notte, si rischia di scoppiare; se non si fa una pausa ogni 1 o 2 ore, si rischia di far evaporare gli occhi, etc.
Quando si è frustrati dal lavoro/progetto, non si può certo prendere ed andarsene a fare qualcosa di più divertente: lamentarsi è naturale ed è un modo per sfogare lo stress. Senza uno sfogo, si rischia di esplodere. Certo mangiarsi il fegato fa più male che bene, ma ogni tanto bisogna lasciarsi scappare qualche commento
Insomma, non credo proprio che siamo tutti procrastinator (o Terminator?
) e che siamo messi veramente male, per qualche ritardo, negligenza o innocentissimo timore di non riuscire: non siamo mica tutti Leonardo Da Vinci o MacGyver!
Troverò del tempo libero: esiste, credetemi! Quando mangiate, quando guidate, quando andate a piedi o in bici, quando siete sull’ascensore, etc… si possono sempre avere 2 minuti per ragionare su qualcosa, per scriversi un appunto.
In conclusione ho deciso: spezzetterò il mio tempo libero in parti di 10 minuti in cui il tempo “di azione” sarà di 5 minuti, più una parte per iniziare a concentrarmi su un argomento e una parte per concluderlo senza lasciare le cose a metà (stile professorone con 8932897492348 fogli sulla scrivania
) e in questi 10 minuti faccio qualcosa, magari diverso ogni volta (il five minute plan dell’articolo è leggermente diverso, ma ha delle similitudini).
…chissà che non riesca a fare qualcosa che nemmeno mi aspetti!

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[...] Il brutto in queste condizioni è che sto ricadendo nella solita questione del procrastinatore, di cui abbiamo già parlato. [...]